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Anche Bologna

ha il suo

"Termovalorizzatore"

. . . .

 

 

 

InceBo.jpg

 

A circa 7 km dalle due torri il termovalorizzatore di HERA S.p.A. inquina l'aria a norma di legge . . .

Bologna e il TermovalorizzatoreS.jpg

 

Dal Link seguente un breve filmato che illustra parecchie cose relative al "nostro" termovalorizzatore: 

www.youtube.com/watch?v=-1QvpQvdO1U

 

Anche il termovalorizzatore di Via Cavazza a Modena, che vogliono raddoppiare, è a meno di 40km da Bologna.... oltre a quello di Ferrara che hanno intenzione di rinnovare e potenziare....

Bologna Modena IncS.jpg

 

Visita la nostra sezione dedicata ai Links, troverai molte notizie interessanti . . .

Qui il sito del termovalorizzatore di Via del Frullo (Frullo Energia Ambiente Fea S.r.l)

 

Da Arcoiris: "La scienza in piazza" è un'iniziativa itinerante lanciata da Beppe Grillo in difesa della ricerca scientifica e con lo scopo di raccogliere fondi per l'acquisto di un microscopio elettronico a scansione ambientale. UniversoTV ha partecipato alla serata organizzata a Ferrara per l'occasione davanti al Palazzo del Comune documentando l'evento a cui hanno preso parte il dottor Montanari, Maurizio Pallante e Beppe Grillo.

Durante la serata, davanti alla piazza colma di gente,si è assistito all'imbarazzante "barricamento" del sindaco e dei suoi consiglieri nel palazzo comunale a pochi metri dal dibattito, che, dopo un silenzioso ascolto alla fine dell'incontro sono usciti da una porta secondaria su piazza Savonarola. Nella serata, sono stati raccolti 7.257,89 euro, portando la raccolta fondi a 140.000 euro; la raccolta dovrà raggiungere quota 378.000 euro... in bocca al lupo Beppe!

Clikka qui per vedere il filmato della serata.

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Beppe Grillo a Rimini il 27 luglio 2006

RavennaInforma ha ripreso tutta la manifestazione e sta preparando uno speciale "ad hoc". Questi sono gli interventi di Beppe Grillo. Si parla anche di M. Tozzi e del suo spettacolo.

Clikka qui per vedere il filmato della serata.

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Gianni Tamino - Inceneritori ed Energia


In una esauriente spiegazione, Gianni Tamino, professore di Biologia all'Università degli Studi di Padova, ci spiega esattamente perché gli inceneritori non sono utili alla causa energetica; tantomeno i cosiddetti 'termovalorizzatori'.
L'intervento è tratto dall'iniziativa "La scienza in piazza" di Rimini. Con una prefazione ed una postfazione di Beppe Grillo.

Produzione di Arcoiris TV, Ravennainforma.it e Modus Vivendi

Clikka qui per vedere il filmato

 

 

. . . Qualche giorno fa mi sono trovato nella buca postale il giornalino "HERApiù" della società multiservizi HERA S.p.A.  . . .

 

Hera Meglio S.jpg

 

 

Alcune possibili ricadute e/o conseguenze delle idee che lo spettacolo potrebbe indurre ad un ascoltatore meno attento . . .

 

Alcune Possibili S.jpg

 

 

 

 

L'Ordine dei Medici di Modena e il Dott. S. Montanari . . .

 

Ordine dei Medici S.jpg

 

 
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IL " TERMOVALORIZZATORE "

 

Per cercare di risolvere il “problema dei rifiuti” bisogna prima di tutto distinguere bene la causa dall’effetto.

I rifiuti sono solo un effetto, e gli inceneritori, o termovalorizzatori, una conseguenza dell’effetto (e non una soluzione), mentre la causa, che quindi è il vero problema, è sicuramente questo sistema economico che ci spinge ad acquisire abitudini sbagliate, per quanto comode, ma dal punto di vista della “Natura” sbagliate.

Quindi, per cercare di ridurre i rifiuti direttamente alla fonte, bisognerebbe introdurre una specie di “meccanismo che guardi” al rapporto peso-volume imballo/peso-volume prodotto, maggiore sarà questo risultato, maggiore sarà il prezzo complessivo del prodotto.

Inoltre non si capisce perché non si possa conoscere in “quale modo” vengono spesi i soldi?

Quando si acquista un prodotto, che sia alimentare oppure no, si paga anche l’imballo, il trasporto e la pubblicità, quindi, chi produce, ma anche chi vende, dovrebbe informare chi acquista come viene ripartito il denaro di quest’ultimo.

Per questo, il prezzo del prodotto non dovrebbe essere “unico” ma dovrebbe essere esposto il prezzo complessivo del prodotto (lordo), ma assieme a questo anche il singolo costo relativo alla tara (quanto lo si  paga l’imballo?), al netto (cosa costa il prodotto vero e proprio?), alle spese sostenute sia per la pubblicità relativa al prodotto che per il trasporto, per quest’ultimo bisognerebbe introdurre un “Coefficiente Ambientale”  che non sarebbe altro che un coefficiente di rispetto ambientale (non è possibile che un prodotto che proviene ad esempio dalla Cina, arrivi a costare “così poco” considerando che compie quasi il giro del mondo e di certo non a bordo di un veicolo ad impatto ambientale zero), in più dovrebbe essere visibile il rapporto relativo al meccanismo di cui sopra.

La sperimentazione della raccolta dei rifiuti “porta a porta” ha dato ottimi risultati. Perché non proseguire sulla strada di questa esperienza?

In quest’ottica dovrebbe esistere un “listino prezzi” per i rifiuti che quindi dovrebbero avere un prezzo di smaltimento “al Kg”. Così facendo, a fine anno, il cittadino avrebbe da pagare “il conto” in funzione di quanti rifiuti, e di quale materiale questi rifiuti erano composti.

In maniera da creare una sensibilità nelle abitudini della gente, la quale dovrebbe essere invogliata ad acquistare prodotti sempre più poveri di imballi e sempre meno “usa e getta” (cercare di ostacolare i prodotti “usa e getta”, ed incrementare  la vendita di prodotti “alla spina” come ad esempio i saponi, detersivi, ecc).

 

 

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Ecco un interessantissimo articolo tratto da "il Bologna" del 21 Gennaio 2008, dove Paul Connet, professore di chimica ambientale presso la S. Lawrence University di New York, e candidato al Nobel per la chimica, spiega quanto siano inquinanti i termovalorizzatori e illustra le altrnative possibili già sperimentate.

 

 

Paul ConnetS.jpg

 

 

 

 

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23 Settembre 2006 - dal blog di Beppe Grillo -
commento alla trasmissione "SuperQuark" del 20 Settembre 2006
(
http://www.beppegrillo.it/2006/09/le_superballe_d.html#comments )


Le SuperBalle di SuperQuark


Piero Angela e suo figlio (o suo figlio e Piero Angela...) sono simpatici. Il figlio più del padre perchè si rivolge anche al pubblico dei non udenti quando spiega. Altrimenti non si spiegherebbe perchè si spiega con un mulinare di arti. Ma forse sono spasmi da esaltazione scientifica. Figlio e padre, ben remunerati dalla Rai, ma non informati. E come faranno allora a informarci?
Li informo io. E non chiedo un euro.
L'altra sera ho visto il servizio di Lorenzo Pinna a SuperQuark sugli inceneritori dove si spiegava quanto sono belli, moderni, sicuri. Partendo da quello di Barcellona.
Così veniva presentato il servizio: "Inceneritori e depuratori: due impianti che nessuno desidera sotto casa propria. Eppure a Barcellona, con l’utilizzo di moderne ed efficienti tecnologie, hanno realizzato questi impianti in piena città, costruendoci sopra anche un auditorium, un centro congressi e alberghi a cinque stelle delle più grandi catene internazionali. Nel servizio di Lorenzo Pinna."

Silenzio sulle emissioni di nanopolveri killer da Pm 2.5 a Pm 0.1 che nessun filtro può fermare o sulle emissioni di diossine.
Silenzio sulle ricerche scientifiche che dimostrano come gli inceneritori di rifiuti siano dannosi alla salute umana e non siano una soluzione per i rifiuti e per l’energia.
Silenzio sulle città che hanno adottato la strategia 'Rifiuti Zero' e che puntano su tecniche alternative senza combustione come il Trattamento biologico, alla raccolta differenziata con il 'porta a porta' e alla riduzione a monte di rifiuti ed imballaggi.
La Rai è un servizio pubblico e vorrei che nella prossima edizione di 'SuperQuark' si parli delle ricerche sui danni da inceneritori e dei sistemi alternativi senza combustione esistenti.
Questo per la par condicio dell'informazione.

Materiale per rinfrescare la memoria a Piero Angela:
- Articoli del dott.Stefano Montanari e della dott.sa Antonietta Gatti sui
danni da nanoparticelle  prodotti dagli inceneritori (www.nanodiagnostics.it)
-
Documento ISDE- Medici per l'Ambiente Italia
-
Rapporto dell'Associazione Britannica di Medicina Ecologica
-
Articolo  della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale
- Ricerca del dr. Micheal Ryan sui difetti alla nascita in Inghilterra dovuti agli inceneritori (1995-2002), dove si spiega che i danni alla salute emessi dalle polveri Pm 2.5 vengono registrati in un area di 20 miglia (32 chilometri) di distanza dai camini
- Ricerca del prof. Annibale Biggeri dell'Università di Firenze sulla mortalità per linfomi non Hodgkin nei comuni della regione Toscana con inceneritori
-
Articolo  del professor Massimo Gulisano, ordinario dell' Università di Firenze sui danni biologici causati degli inceneritori
-
Articolo  sul tema nanoparticelle e inceneritori del prof. Ugo Bardi, del Dipartimento di Chimica dell'Università di Firenze
-
Articolo  sulle alternative reali agli inceneritori: il Trattamento meccanico biologico- a cura del prof. Federico Valerio, direttore del dipartimento di Chimica Ambientale dell' Istituto per la Ricerca sul Cancro di Genova
- Parere scientifico del
prof. Lorenzo Tomatis, Ex Direttore Esecutivo dello IARC International Agency for Research on Cancer, dr.Valerio Gennaro, Medico Epidemiologo presso l' Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e del professor Paul Connet,, della St. Lawrence University- New York, che è il massimo esperto americano delle strategie alternative agli inceneritori ed ideatore della politica "Rifiuti Zero".
Già che ci siamo, caro Piero Angela, sarebbe interessantissimo un servizio sulle alternative senza combustione  esistenti o sulla Città di Buenos Aires che ha l'obiettivo di chiudere tutti gli inceneritori e riciclare tutti i rifiuti entro il 2020, o sulla Contea del Lancashire (1.2 milioni di abitanti) , in Inghilterra, che nel settembre 2005 ha rinunciato a costruire un mega-inceneritore puntando sul Trattamento meccanico biologico "a freddo" ritenuto anche da Greenpeace un metodo più rispettoso per ambiente e salute umana.

Sempre più Province rinunciano a costruire inceneritori. Da ultime Savona, Alessandria Novara, dove grazie al 'porta a porta', arrivato al 70% di raccolta differenziata, sono stati cancellati i progetti di un inceneritore e di una discarica.
Per finire la ciliegina sulla torta della trasmissione... un bel 
servizio sui sussidi statali  agli inceneritori spacciati solo in Italia come 'fonti d'energia rinnovabile' e che paghiamo sulle bollette Enel.

Chiedo a Pecoraro Scanio di inviare una lettera su questo tema al blog.
Una lettera operativa, da vero dipendente pubblico, che spieghi cosa il suo ministero ha intenzione di fare e quando per gli inceneritori e sull’informazione della Rai (mandi lo studioso Maurizio Pallante a SuperQuark).

 

         Beppe Grillo                        


... e qui a Bologna ....


Anche Bologna, in Via del Frullo, ha il suo termovalorizzatore.... (fortunatamente???) a circa 7km dalle due torri (meno di 32Km!)....
Ricordo anche che il termovalorizzatore di Via Cavazza a Modena, che vogliono raddoppiare, è a meno di 40km da Bologna.... oltre a quello di Ferrara che hanno intenzione di rinnovare e potenziare....

Bisogna, tenere ben presente che l'aria è, ancora più dell'acqua, un elemento indispensabile per la nostra vita (quanto si resiste senza respirare?), quindi, migliore sarà la qualità dell'aria, migliore sarà la qualità della salute, e quindi della vita....

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Mercoledì 19 Luglio 2006, alle ore 22.00 in Piazza S. Stefano a Bologna, Mario Tozzi, popolare conduttore televisivo, presenta la conferenza-spettacolo:

 "TRASH: storie di recuperi, filosofia del naufrago, elogio del vuoto a rendere"

come sponsor "Il Gruppo Hera S.p.A."

Dopo la "FACCIA DI BRONZO" il "CAVALLO DI TROIA"

 

DOPO LA FACCIA DI S.jpg

 

Tozzi HERAS.jpg

(dal sito di HERA S.p.A.)

 

Il Domani e Hera.jpg

Articolo tratto da "Il Domani" del 22 Giugno 2006

 

 

Analisi dei costi di un inceneritore

da parte del presidente di Italia Nostra della Liguria

 

 

La termovalorizzazione è il più costoso sistema per lo smaltimento dei rifiuti e tutti gli italiani, a loro insaputa, pagano generosi incentivi a suo sostegno.

 

La campagna pubblicitaria a favore dei termovalorizzatori, gestita alla grande da tutti i mezzi di comunicazione di massa, omette volutamente due essenziali informazioni:

 "Quanto ci costa e chi paga?".

In base a documenti dell'Unione Europea, la risposta alla prima domanda è che la termovalorizzazione è il metodo più costoso per smaltire rifiuti.

In Austria, l'incenerimento di una tonnellata di rifiuti da parte del termovalorizzatore di Vienna, quello che si dice sia nel centro della città e che è stato affidato alle cure estetiche di un fantasioso architetto, costa ben 148 Euro.

In Danimarca, termovalorizzare i rifiuti nell'impianto di Copenhagen che si vuol far credere sorga vicino alla "Sirenetta", costa 97 euro a tonnellata.

Bruciare i rifiuti in Germania costa un po' meno: 88 euro per tonnellata.

A confronto, il compostaggio e la digestione anaerobica con produzione di biogas costano decisamente molto meno, rispettivamente, 50 e 65 euro per tonnellata.

Più economica della termovalorizzazione è anche la bio-ossidazione con messa a discarica degli scarti stabilizzati e compressi, il cui costo medio in Europa si attesta su 75 euro a tonnellata.

I minori costi degli inceneritori tedeschi, rispetto a quelli Danesi e Austriaci hanno una spiegazione. La Germania è ricca di vecchie miniere di salgemma dove si possono stoccare in sicurezza le cosiddette ceneri volanti, ossia tutto quello che rimane nei filtri dopo la depurazione dei fumi degli inceneritori, veri e propri rifiuti tossici in quanto contengono, ad alte concentrazioni, metalli pesanti, diossine, furani, idrocarburi policiclici.

E in queste stesse miniere di salgemma finiscono i rifiuti tossici prodotti dall'inceneritore di Vienna e dall'inceneritore di Brescia, mentre i Danesi, per risparmiare, esportano le loro ceneri volanti nella vicina Svezia.

E questo traffico di rifiuti tossici costa una bella cifra: per lo stoccaggio di ogni tonnellata di ceneri volanti gli austriaci pagano 363 euro e i tedeschi 255 euro.

E le quantità di questi rifiuti tossici, prodotti da mega-inceneritori come quello di Brescia (700.000 tonnellate all'anno) è tutt'altro che trascurabile, in quanto pari a circa il 5% della quantità dei rifiuti termovalorizzati . Ciò significa che l'inceneritore di Brescia ha una produzione di rifiuti tossici , sotto forma di ceneri leggere, pari a 35.000 tonnellate l'anno.

E lo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi prodotti da un termovalorizzatore incide non poco su i suoi costi di gestione, circa il 20 % e altrettanto cari sono i costi di gestione e di ammortamento degli impianti di trattamento fumi.

Anche in Italia termovalorizzare rifiuti è una scelta che si paga a caro prezzo: mediamente, 90 euro a tonnellata.

Eppure, nel nostro paese smaltire le ceneri volanti costa molto poco (129 euro a tonnellata). Sarebbe interessante capire in quale modo riusciamo ad avere prezzi così bassi anche perché, come sappiamo, l'Italia non ha miniere di salgemma disponibili per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi.

Ma la via Italiana alla termovalorizzazione dei rifiuti ha altre singolari particolarità.

Mentre Austria, Danimarca, Belgio tassano la termovalorizzazione dei rifiuti (da 4 a 71 euro a tonnellata) in Italia questa tecnologia è incentivata con generose offerte in danaro, pagate all'elettricità prodotta bruciando spazzatura.

In tutt'Europa la vendita di elettricità prodotta bruciando rifiuti avviene a prezzi molto simili a quella dell'elettricità prodotta da fonti convenzionali (olio combustibile, carbone, metano), pari a circa 4 centesimi per chilowattora.

In Italia, la vendita di elettricità prodotta con un termovalorizzatore frutta al gestore dell'impianto da 9 a 14 centesimi a chilowattora, a seconda che l'incentivo economico si avvalga dei vantaggi previsti dai "certificati verdi" o del cosiddetto CIP6.

In entrambi i casi si tratta di incentivi che sarebbero dovuti andare alle fonti di energia rinnovabile (solare, eolico, biomasse) e che invece vanno a favorire la termovalorizzazione dei rifiuti, dichiarati per legge, tutta italiana, fonte energetica rinnovabile.

Questo significa che il gestore, per ogni tonnellata di rifiuto termovalorizzato, grazie all'elettricità prodotta (0,5 chilowattore per chilo di rifiuto termovalorizzato), riceve un incentivo che varia da 25 a 50 euro.

Questi soldi escono dai portafogli di tutte le famiglie italiane e questa (le famiglie italiane) è la risposta alla seconda domanda che ci siamo fatti all'inizio di questa chiacchierata: chi paga?

In questo caso, gli incentivi all'incenerimento sono pagati con la bolletta della luce; una vera e propria tassa occulta che si aggiunge alla tassa sui rifiuti che è già cara ma che è destinata ad aumentare quando, come prevedono tutti i Piani Provinciali, si termovalorizzerà il 65% dei rifiuti prodotti dagli italiani.

Attualmente, circa il 60% dei rifiuti prodotti in Italia è inviato in discarica e il costo medio della discarica (64 euro a tonnellata). è molto più basso dell'incenerimento

Con l'attuale sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti e con l'attuale produzione pro-capite di rifiuti (circa 550 chili all'anno), il costo a carico delle famiglie per lo smaltimento di un chilo di rifiuti è di circa 12 centesimi.

Quando in Italia saranno in funzione tutti i 140 termovalorizzatori programmati, sarà inevitabile un generalizzato forte aumento della tassa sui rifiuti, che si prevede possa essere pari al 40% in più, rispetto all'attuale valore. In questa situazione, il costo pagato dalle famiglie per lo smaltimento di un chilo di rifiuti potrebbe arrivare a circa 17 centesimi.

Ma, se la scelta della termovalorizzazione spinta andrà avanti, il costo reale della termovalorizzazione, sempre a carico delle famiglie italiane, sarà ancora maggiore.

Pochi sanno che ogni volta che compriamo qualche cosa, paghiamo 7 centesimi per ogni chilo di imballaggio con cui è confezionato il nostro acquisto: contenitore in vetro, plastica, metallo, scatola di cartone, involucro in plastica, sacchetto.

Questa tassa va al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) e dovrebbe servire a coprire i costi per la raccolta e il riciclaggio degli stessi imballaggi.

Ma l'Italia ha i più bassi tassi di riciclaggio in Europa (circa il 20%), destinati a rimanere bassi, grazie alla "furbata" tutta italiana di far diventare, per legge, la termovalorizzazione una forma di riciclo.

Pertanto, la tassa pagata per il riciclo degli imballaggi non è, e non sarà utilizzata per gli scopi previsti se saranno costruiti tutti i termovalorizzatori che qualcuno vorrebbe (uno per ogni provincia) e questo potrebbe configurarsi come una colossale truffa a danno di tutti gli italiani.

In conclusione, un chilo di imballaggi termovalorizzato, conteggiando la futura tassa rifiuti (17 cent.), la tassa riciclo imballaggi (7 cent.) e il costo dei certificati verdi (9 cent.) costerà alle famiglie italiane circa 33 centesimi (639 lire).

La propaganda a favore dei termovalorizzatori cerca di sminuire il ruolo del riciclaggio come soluzione del problema rifiuti, insinuando l'idea (falsa) che sia una pratica molto costosa.

I materiali post consumo raccolti con tecniche che ne garantiscono la qualità richiesta dal mercato del riciclo, sono pagati dalle aziende che li utilizzano nei loro cicli produttivi, a cifre molto interessanti: 945 euro per una tonnellata di alluminio, 610 euro per una tonnellata di polietilene, 475 euro per una tonnellata di carta d'ufficio.

E, ovviamente, tutto quello che è riciclato non deve essere smaltito e sommando il conseguente risparmio con il guadagno derivante dalla vendita dei materiali raccolti in modo differenziato si scopre che la raccolta differenziata di qualità e il riciclaggio costano meno della raccolta indifferenziate e la termovalorizzazione.

Qualcuno insinua che non esiste mercato per i materiali post consumo.

E' un'altra falsità: i cinesi stanno facendo incetta di plastica raccolta in modo differenziato sul mercato internazionale, compresa l'Italia, e pagano 350 euro a tonnellata, le bottiglie di PET che noi buttiamo via o termovalorizziamo a caro prezzo.

Queste stesse bottiglie, inviate in Cina, sono riciclate e ritornano nei nostri mercati sotto forma di prodotti a prezzi stracciati, mentre le industrie italiane, in mancanza di plastica post consumo, indispensabile per alimentare gli attuali e futuri termovalorizzatori, sono costrette ad usare plastiche vergini, più costose e con consumi energetici molto più elevati di quelli recuperati con la termovalorizazione.

 

 

 

Federico Valerio

Pres. Italia Nostra – Liguria

 

 

 

 

 

 

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